diumenge, 5 d’agost de 2012

Bruno Gentili: «la poesia greca arcaica»

La poesia greca fu un fenomeno profondamente diverso dalla poesia moderna nei contenuti, nelle forme e nei modi della comunicazione. Ebbe un carattere essenzialmente pragmatico, nel senso di una stretta correlazione con la realtà sociale e politica e col concreto agire dei signoli nella collettività. Espresse vicende esistenziali del poeta stesso o di altri, ma non fu idiosincratica nel senso moderno. Ebbe come contenuto ricorrente il mito, che costituì l'oggetto esclusivo della poesia narrativa e drammatica e il termine costante di riferimento paradigmatico per la poesia lirica. La sua funzione fu essenzialmente didattica e paideutica, in maniera più esplicita sia quando operò nell'ambito dei simposi, dei kômoi e delle eterie maschili —come ad esempio la poesia di Alceo e Teognide—, o dei tiasi femminili —come la poesia di Alcmane e di Saffo—, strettamente connessa con i riti di iniziazione alla vita coniugale, sia quando, trasferendosi sulla scena, assunse i modi e le forme della rappresentazione drammatica. L'elemento che la distanzia radicalmente dalla poesia moderna è il tipo di comunicazione, non destinata alla lettura, ma alla performance dinanzi a un uditorio, affidata all'esecuzione di un singolo o di un coro, con l'accompagnamento di uno strumento musicale. Il termine mousiké designò la poesia nel suo insieme, quale connubio di parola e musica; i termini più frequentemente usati per indicare la persona del poeta furono in età arcaica aoidós (cantore) e più tardi, a partire dal V secolo a.C., melopoiós (facitore di canti) e poietés.

(Bruno Gentili, Poesia e pubblico nella Grecia antica, Roma-Bari, 1984, p.3)